Da Genova a Courmayeur
(testo di Federica Cataudella, foto di Franz Rossi, per gentile concessione di X.RUN)
Forza ragazzi, vi manca un km di sterrato in discesa e poi un piccolo tratto di asfalto fino all’arrivo, cosa volete che sia in confronto a tutto quello che avete fatto fino adesso? Ehi papà ma quei ragazzi sono italiani? Alè Federica Alè Massimilianò, bon courage, Evviva l’Italia, dai ragazzi forza, bravi.
Queste frasi rimbombano ancora oggi nella mia testa, a qualche settimana dalla conclusione della “gara” in assoluto più emozionante della mia vita; una gara particolare, dove non mi sentivo di essere in competizione con nessuno, dove il mio obiettivo principale era quello di arrivare in fondo ai 98km con il sorriso sulle labbra insieme al mio socio IronMax che ha inaspettatamente accettato senza riserve di condividere questa avventura nel momento in cui ho dichiarato interesse ad iscrivermi.
Quella mattina a Courmayeur si respirava un’aria particolare, la Courma dei turisti borghesi e che normalmente invadono la via Roma sfoggiando i loro migliori vestiti ha ceduto il passo alla Courmayeur dei montagnini veri, quelli che in montagna vanno per conquistare qualche vetta più o meno prestigiosa, più o meno difficile, ma sempre con l’umiltà necessaria per affrontare qualsiasi tipo di salita.