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2009

17Mag

La cento del Passatore 2009

Quando le emozioni si vivono a tappe

(testo di Simonetta Bono, Sabrina Bruga, Bianca Milani, Cristina Tasselli, Antonella Zani, per gentile concessione di X.RUN)

copertina_vol1_4Questa è la storia di una gara di corsa vissuta, e qui raccontata dalle protagoniste, in una notte di primavera su un percorso lento e veloce che divide l’Italia in due territori, tenuti insieme da un filo di infaticabili concorrenti. Un’esperienza che ha richiesto molte energie, ma restituito grandi emozioni e suggestioni. A tappe.

Bianca, prima staffetta: il solleone Ci sono emozioni nella vita di ognuno di noi che sembrano tatuarsi direttamente sul cuore tanto sono travolgenti e profonde, emozioni che con il passare del tempo magari un po’ sbiadiscono ma che penetrano sottopelle e da lì non se ne vanno più. L’apparizione di Isolano sulla collina di Fiesole, qualche chilometro più in là rispetto al nostro progetto, con i suoi occhi stupiti, il suo sorriso contagioso, la sua gioia tangibile appartiene a queste privilegiate, indimenticabili emozioni.

Ma vi devo raccontare cosa ci facevo, sulla collina di Fiesole, perchè... sì ... adoro correre ma il Passatore... è entrato nella mia storia con un progetto di 5 amiche, un progetto che prevedeva di scortare come 5 bodyguard il Presidente della nostra società, il Road Runners Club Milano, da Firenze fino a Faenza, 20 chilometri a testa, per sostenerlo in questa impresa, eroica solo nel concepirla e che lui ha affrontato a 72 anni per battere il suo precedente record, per sfidare il tempo che passa, per sfidarci tutti.

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categoria: 2009, Racconti, Racconti Italia

07Apr

Le Porte di Pietra 2009 (GF)

Le Porte di Pietra della Valle-del-fare-anima

Considera il mondo “la valle del fare anima”, allora comprenderai a che cosa serve il mondo.” J. Keats

(di Giorgio Festa, per gentile concessione di X.RUN)

copertina_vol1_4Cantalupo, Km.0. 15 maggio 2009. Ore 8. Viene dato il via. Quasi non me ne accorgo, perso nell’ombra lunga del minuto di silenzio rispettato in memoria del Colonnello. «Correrò con te». Penso, Sebbene non ci conoscessimo, eri riuscito a rompere la crosta dei miei pregiudizi, proprio qui, nella vigilia autunnale della scorsa edizione delle Porte di Pietra. Quando ci ricordasti entusiasta che ognuno corre la sua gara, con gli altri, non contro gli altri, ognuno vincente rispetto a se stesso. I miei pregiudizi erano scattati mentre attendevo la partenza della CCC 2007, sotto un sole implacabile, tra centinaia di runner, e maledivo il volume infernale della tua voce e della musica che continuavi a mixare. Non mi sembravi coerente con quel contesto. Solo più tardi ho potuto andare oltre le apparenze. Onorerò il tuo spirito, lungo questi 70 km, spero.

Intanto torno a patire questa partenza strappata tra salite e discese. Sento il respiro affannoso, il battito disordinato del cuore che cerca un suo ritmo.  Più corro, più mi convinco che il trail running possa essere una splendida forma di auto-terapia psicologica, se opportunamente utilizzato. È sufficiente affinare l’orecchio alla polifonia delle  voci interne, quasi sempre messe a tacere da troppe parole e rumori. I tecnici la chiamerebbero forse strategia dissociativa, un buon modo per non dare retta ai messaggi distruttivi della fatica psico-fisica.

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scritto da: Giorgio Festa, categoria: 2009, Racconti, Racconti Italia

20Dic

Le Porte di pietra 2009 (FM)

logoPdPxinternet"La corsa nel bosco".

Ho iniziato la discesa verso Cantalupo Ligure da qualche minuto. In cima all’ultima asperità della giornata, un volontario della protezione civile mi ha comunicato che mancano 9 chilometri all’arrivo. Ho già percorso 61 chilometri in circa otto ore e venti minuti di gara.

Durante i lunghissimi momenti di estraneazione mentale, nei quali cerco di immaginare continuamente a ciò che mi aspetta davanti, avevo ipotizzato di potere affrontare questa discesa con un’andatura compresa tra i 14 e i 15 chilometri orari. L’idea mi rafforzava lo spirito perché questa ipotesi mi avrebbe consentito di giungere al traguardo in circa quaranta minuti.

Guardo l’orologio satellitare che indica una velocità prossima ai 12,5 chilometri orari. Ciò mi sorprende perché sono molto concentrato e tonico. Penso di avere sbagliato la previsione, nonostante fosse basata su tratti di gara già percorsi l’anno precedente.

Mantengo l’attenzione  sulla disposizione delle pietre e sulla relativa posizione ottimale dell’appoggio del piede. Percorrere una discesa di questo tipo, richiede una spiccata capacità di analisi visiva, che serve ad individuare in una frazione di secondo il percorso ideale, e contemporaneamente una capacità di memorizzare gli stessi dati, nella frazione di tempo successiva, quando il piede andrà ad appoggiarsi dove abbiamo deciso, ma visivamente saremo già concentrati sul tratto successivo. Spesso riesco a memorizzare anche due passi contemporaneamente. Questo meccanismo avviene istintivamente, passo dopo passo.

scritto da: Fabio Menino, categoria: 2009, Racconti, Racconti Italia

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