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2011

24Ott

Tor des Geants 2011


 “La volontà di sopravvivenza è una realtà che lascia sbalorditi. Giorno per giorno mi ritempro nel corpo e nello spirito, ed ora il mio sguardo ritorna ad accarezzare con amore i profili crudeli del Monte Bianco.” Walter Bonatti, da “I GIORNI GRANDI”.

colle_alto__primo_giornoTOR DES GEANTS, dalla lingua valdostana patois, tradotto in italiano come il “giro dei giganti”. Si parte e si arriva ai piedi del Re delle Alpi, il Monte Bianco tanto amato dal grande alpinista Walter Bonatti, che ci ha lasciati per sempre proprio nei giorni di questa competizione.

Ogni volta che mi sono seduta di fronte allo schermo del computer, mi sono sempre rialzata, le emozioni e l’intensità dei pensieri erano più forti del digitare i tasti e non riuscivo a trasmettere su uno schermo tale forza interiore che a distanza di un mese è ancora viva.

Tanti sono gli amici, i conoscenti, i parenti che mi chiedono i particolari, che mi fanno domande su quello che è stata la settimana più vissuta della mia vita, quali sono state le difficoltà, le paure, quante ore ho dormito, quanto ho camminato, quanto ho corso, come mi sono vestita, che cosa ho mangiato, a che cosa pensavo duranti i lunghi tratti in solitaria, quali sono stati i maggiori problemi articolari e muscolari, che cosa mi ha spinto ad affrontare un’avventura simile, e soprattutto perché.

Rispondere a queste domande non è affatto semplice, ma di una cosa sono convinta più che mai: ogni persona può affrontare una sfida, riuscire a capire i propri limiti e saperli affrontare. Dopo il Tor des Geants io sono rinata dentro l’anima, consapevole di poter avere quella capacità e quella volontà di sopravvivenza di cui Walter Bonatti ha saputo essere il maestro.

scritto da: Carmela Vergura, categoria: 2011, Racconti, Racconti Italia

04Lug

Intruso e felice: un podista di strada alla scoperta della corsa in montagna

di Enrico Aiello
Aiello“Una cosa divertente che non farò mai più”. È il titolo di un libro (che tra l’altro mi sento di raccomandare) che nel mio caso, tuttavia, andrebbe adattato in “una cosa faticosissima che rifarò ancora”. Lo confesso: sono un runner da strada, uno che ha le sue certezze nella routine dei passi cadenzati, che nel respiro regolare ripete infinite volte il mantra "io sono un corridore, la strada è il mio regno". Ventuno maratone, infinite mezze e dieci chilometri. Tante ferite in battaglia, cicatrici e medaglie, sempre esibite con onore.
Finché un giorno, tra giugno e luglio, mi ritrovo a Font Romeu, Pirenei meridionali, lato Francia, complice un invito degli amici di Salomon: ci sono gli stati generali dell’azienda con il team internazionale di atleti, c’è un giornale sportivo con le pagine rosa che attraverso me vuol saperne di più sul fenomeno Kilian Jornet. Un mondo, quello del trail e della corsa in montagna, diverso dal mio ma fatto di altrettanta fatica e passione per la corsa, un mondo dove non ho riferimenti (“in quanto posso correre cinque chilometri in salita? Non lo so, non l’ho mai fatto!”), in cui nessuno ti chiede a quanto vai al chilometro, perché non è un dato rilevante, dato che c’è quell’altro dettaglio che in pianura non incroci mai: il dislivello.
Ma se sei un corridore e ami questo sport non puoi esimerti e ogni nuova sfida rappresenta un’opportunità di crescita che va accettata senza preconcetti, sapendo che comunque non sei mai tu a scegliere, ma è sempre lei - la corsa - a farlo. Ti annusa, ti gira intorno e se le vai a genio sei suo per sempre.

categoria: 2011, Racconti, Racconti Italia

21Mag

Le Porte di Pietra 2011

DSC_7798Segui la traccia

Tutto comincia per scherzo, quando i Cimbri mi chiedono se qualcuno vuole andare a Cantalupo Ligure per rappresentare il Troi dei Cimbri al trail Porte di Pietra. Dopo aver portato tale proposta in c.d.a. di casa Geveri ed aver tempestivamente ottenuto il consenso all’unanimità, è deciso: si va !!! Ma già che ci siamo... perchè non correrla ??!!!

E l’avventura comincia. Si parte venerdì mattina con la macchina carica e la famiglia al completo, il viaggio scorre veloce ed arriviamo a Cantalupo Ligure all’ora di pranzo.

Subito mi imbatto in Fulvio e Luca, i due organizzatori del trail, che prontamente mi dicono: la vedi quella croce lassù in cima a quella cresta ? Domani ci passerai ed è solo l’inizio del trail ah ah ah....

categoria: 2011, Racconti, Racconti Italia

29Apr

In trepida attesa per il ritorno dei miei campioni

DdistIn attesa di sentire o di vedere Flavio, Massimo e Matteo  in questo fine settimana…

Quello che comunemente viene definito tifo sportivo, in ognuno di noi ha delle radici e delle motivazioni che spesso e volentieri sono strettamente collegabili alle vicende della propria vita. Per esempio, quella sorta di amore per una squadra di calcio che molte persone si cuciono addosso per tutta la vita come un marchio indelebile può nascere dalle situazioni più svariate. Può nascere per il semplice motivo di avere assistito alla prima partita della tua vita allo stadio in compagnia di tuo papà, oppure perché si tratta dell’unica squadra della tua città. Può anche accadere che quello stesso sentimento sia generato dall’aver visto una bella partita alla televisione.

Per i più piccoli il tifo sportivo può anche derivare dall’amore e dall’entusiasmo nutrito nei confronti di un singolo campione. Non a caso il business legato al mondo sportivo si è inventato i nomi dei giocatori stampato in bella mostra sulle magliette. Osservare un ragazzino che calcia un pallone con il nome del suo campione preferito sulla schiena è abbastanza comune da osservare nei giardini delle nostre città. A proposito, ma i ragazzini giocano ancora a pallone nei giardini?

scritto da: Fabio Menino, categoria: 2011, Racconti, Racconti Italia

20Apr

Anton Krupicka: On Being Real

TonyRipropongo una riflessione dell’atleta americano Anton Krupicka pubblicata su Running Times Trail. E’ una vera e propria rivisitazione del suo modo di essere e del suo vivere la corsa in natura.

Per Krupicka l’autenticità del proprio essere è un valore da ricercare nella propria esistenza. La stessa autenticità come valore è però difficile da conquistare nella società moderna. Per Krupicka la sua personale autenticità non è rappresentata dalla corsa ma dalla sola corsa in montagna fatta con assoluto rigore quotidiano. Per Anton ogni corsa in montagna è l'occasione per affrontare il mondo nei suoi termini più liberi ed è quindi un'opportunità per la sua formazione e la sua crescita personale

Con la corsa in montagna lo stesso Krupicka sostiene di riuscire ad entrare in uno vero e proprio spazio creativo, in un’esperienza singolare e unica rispetto alle sue forze e alle sue debolezze. In questo contesto per Anton i beni materiali rischiano di creare la mancanza di un fondamento all’azione pura o al suo essere.

Anton fa anche riferimento all’apparente contrapposizione tra uno stato di tipo spirituale con quello più materiale, collegato all’aspetto agonistico. A causa della situazione intrinseca che si crea in una gara con la presenza di altri concorrenti, le gare sono l'unica possibilità realistica che lui ha per esplorare con assoluta certezza gli strati più profondi del suo carattere fisico e mentale. La competizione e la sfida con gli avversari per Anton sono anche fonte di stimolo per allenarsi duramente. Il correre così inteso è per lui come uno stile di vita e il correre con gli altri è una celebrazione di questo stile di vita, una espressione pubblica e collaborativa delle migliaia di ore trascorse affinando un mestiere specifico.

Anton sostiene infine che il suo nutrimento essenziale deriva dal trovarsi tutti i giorni sul Green Mountain. Sostiene anche che questo per lui non è però il tipo di alimentazione che si può trovare nei cibi, negli integratori, o in un libro e neanche nella corsa su strada.

scritto da: Fabio Menino, categoria: 2011, Racconti, Racconti Italia

12Apr

Team Salomon International 2011

Salomon1Una giornata in compagnia dei “diavoli bianchi”. Signes (FRA) 09 aprile 2011

A meno di tre mesi dalla nascita di Distanceplus, è giunto in redazione, a dire il vero inaspettato, un invito molto particolare. Ci è stata data la possibilità di conoscere e di intervistare gli atleti del Team Salomon International in occasione del trail di Signes. L’autore di questa piacevole sorpresa è stato Andrea Callera, Country Manager Salomon per l’Italia. Di tutto il Team D+, quello che si è dovuto sacrificare per questa gravosa incombenza, è stato proprio il sottoscritto.

Andrea ha trascorso una settimana con gli stessi atleti nei pressi di Cap Esterel, a circa 100 km di distanza da Signes. Mi ha raccontato di un’attività molto intensa, trascorsa testando i nuovi modelli di calzature, l’abbigliamento e facendo alcuni servizi fotografici. I suoi racconti durante la settimana, con molti aneddoti sugli stessi atleti, non hanno fatto altro che accrescere la mia curiosità di poter conoscere, anche se in parte, quel mondo fatto di ragazzi volenterosi trasformatisi ormai in veri e propri campioni. Avevo ancora nella mente, per esempio, la sua descrizione inerente ai test dell’abbigliamento. Mi raccontò che i ragazzi pesavano i loro capi prima di uscire e ripetevano l’operazione una volta rientrati dall’allenamento per vedere quanta umidità avessero assorbito.

scritto da: Fabio Menino, categoria: 2011, Racconti, Racconti Italia

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